Il progetto di restauro

Contenuti a cura di Camillo Bianchi e Gianfranco Privileggio

L’antico “ospitale” di S. Francesco Grande, testimonianza esemplare di come Padova si era data già dal ‘400 una organizzazione assistenziale sanitaria degna delle iniziative più evolute dell’Europa prerinascimentale, è certamente la sede più prestigiosa per ospitare una serie articolata di funzioni, tra di loro collegate, tutte rivolte a testimoniare l’origine e l’evoluzione nell’ultimo mezzo millennio della scienza medica da un lato e dell’organizzazione sanitaria dall’altro.
Il complesso edilizio dell’antico ospedale è stato oggetto per cinque secoli di una continua involuzione che l’ha portato ad ospitare via via le più disparate funzioni da quella assistenziale ospedaliera a quella di caserma, a quella di appartamenti fino a quella di magazzino per tessuti installata nel non lontano 1953. Con l’acquisto dell’immobile da parte della Provincia nel 1959 si sono create le condizioni per arrestare questo processo di degrado che nel frattempo aveva invaso tutti gli edifici e che purtroppo doveva ancor peggiorare in quanto vittima del fatto che non si riusciva a portare a conclusione una qualsiasi realistica iniziativa atta a riconquistare quella grande dignità storica e architettonica che il complesso aveva meritato nel ‘400.
Finalmente si sta verificando una congiuntura estremamente rara e favorevole che ha consentito a diverse componenti dello Stato, della cultura, degli enti locali, della sanità pubblica e di alcune società pubbliche-private (Stato, Regione Veneto, Provincia di Padova, Comune di Padova, Azienda Ospedaliera – Università di Padova, Azienda ULSS n. 16 di Padova, Società Autostrada Brescia-Verona-Vicenza-Padova SpA, Università degli Studi di Padova) di unirsi per finanziare una iniziativa di un così grande interesse pubblico come quello della creazione di un Museo della medicina. Una simile opportunità nasce dal fatto che non poteva essere trovata una sede che per la sua memoria storica e per la sua configurazione architettonica potesse ospitare meglio una tale attività raggiungendo il duplice obiettivo di recuperare un importante monumento abbandonato e dall’altro dar vita ad una rinnovata e compatibile funzione certamente trainante per la cultura, e per le attività economiche indotte sia a livello di città che di Regione.

PERCORSO PROGETTUALE

Il percorso progettuale si è sviluppato in tre fasi: l’analisi storica; il riconoscimento dei valori storico-architettonici; le proposizioni progettuali.

Schema impianto metodologico Schema fase 1: Analisi storica

1.1 L’analisi storica

L’analisi storica ha percorso due filoni di indagine tra di loro interconnessi: quello della ricerca dei riscontri iconografici e documentali e quello della campagna in situ il cui prodotto si è esplicitato attraverso il completo rilievo degli edifici e una sistematica schedatura locale per locale dei parametri relativi alle strutture, alla qualità dei materiali, al degrado delle opere, ai sistemi costruttivi degli edifici, alle finiture degli ambienti. I risultati di queste indagini hanno quindi prodotto una base cartografica costituita oltre che dal rilievo anche da una serie di restituzioni diacroniche e di mappatura dei parametri rilevati in situ.

1.2 Riconoscimento dei valori storico-architettonici

Il lavoro successivo è stato quello di definire sulla base delle risultanze delle analisi storiche una graduatoria di valori storico-architettonici da conservare, recuperare, restaurare per la tutela e la valorizzazione del monumento fino a stabilire una soglia sotto la quale è stata individuata una serie di elementi estranei (recenti e rozze superfetazioni casuali, sconsiderati interventi mutilanti strutture preesistenti etc.) la cui conservazione risultava in palese incompatibilità con i valori da recuperare.

Schema fase 2: il riconoscimento dei valori storico-architettonici Schema fase 3: le proposizioni progettuali

1.3 Metodologia progettuale

Le scelte progettuali finali sono il risultato di un lungo lavoro in cui l’ esame comparato di diverse soluzioni possibili tendeva al raggiungimento della ottimizzazione della compatibilità tra i seguenti elementi in campo.

  1. Conservazione e ripristino dei valori ignificativi;
  2. Decostruzione degli elementi estranei;
  3. Attuazione e distribuzione delle funzioni museali;

PRINCIPI INFORMATORI DEL PROGETTO

L’ottimizzazione delle compatibilità tra le componenti che entrano in gioco nell’ affrontare questo problema ha preso forma nei princìpi progettuali che seguono.

2.1 Recupero dei setti medioevali

Recupero dei setti medioevali perpendicolari alla Via S. Francesco mediante la loro liberazione dagli interventi estranei aggiunti sia orizzontali che verticali.

2.1: Recupero dei setti medioevali

2.3 Proposta di un percorso museale

Proposta di un percorso museale lungo una lenta rampa porticata che, riprendendo virtualmente la presenza dell’antico porticato, realizzi una passeggiata d’accesso ai vari piani fino al salone del piano nobile parzialmente recuperato alla sua doppia altezza originale.

2.3: Proposta di un percorso museale

2.4 Creazione di un simulacro del loggiato

Creazione di un simulacro del loggiato documentato dalla iconografia storica che con la leggerezza delle strutture metalliche e la trasparenza dei parapetti e della copertura da un lato consenta la percezione dell’antica spazialità e dall’altro garantisca la lettura delle facciate e della loro forometria così come si presenta attualmente.

2.4: Creazione di un simulacro del loggiato

2.5 Elementi caratterizzanti l’intervento

2.5.1 Il “Salone”

La connotazione più caratterizzante del progetto è l’evocazione dell’antico salone quattrocentesco al piano nobile, documentato dalla famosa pianta del Cerato. Attualmente esso risulta soverchiato dagli speculativi interventi post settecenteschi che hanno portato all’ammezzamento dell’intero piano nobile, per raddoppiarne la superficie, e alla suddivisione in numerose proprioetà immobiliari servite dall’irrispettoso inserimento di diversi vani scale che hanno stravolto l’antico assetto storico dell’edificio.
Eliminate le superfetazioni delle scale, il progetto propone la contestuale lettura spaziale del salone originario con quella dell’assetto strutturale ottocentesco del quale vengono conservate le porzioni più significative dei solai e dei setti murari.

2.5.2 La facciata su via San Francesco

La composizione del prospetto principale, su via San Francesco, rimane uno dei problemi più difficili e delicati del progetto di restauro di tutto il complesso museale.
Anche qui le trasformazioni avvenute nelle varie epoche sono molteplici e, probabilmente, secondo le teorie più attuali sul restauro e/o sul ripristino dei manufatti, hanno tutte pari diritto di essere conservate.
La formazione del porticato neo-gotico; le strutture verticali e orizzontali interne dell’edificio, che interferiscono con l’apertura forzata delle vetrine-negozio nel sottoportico; il conseguente innalzamento di parte del solaio del mezzanino; la chiusura delle quattro grandi finestre di facciata che si aprivano in corrispondenza del salone a doppia altezza al 1° piano; la successiva apertura del doppio ordine di fori più piccoli a denunciare anche all’esterno l’avvenuta costruzione del solaio nuovo (“soler de novo”) al 2° piano; infine l’abbassamento del colmo della copertura che da tetto a capanna diviene a tre falde verso la chiesa di San Francesco, in conseguenza della distruzione delle due ultime capriate “palladiane” originali; sono tutti elementi delicati che interferiscono tra loro nella problematica conservazione del prospetto nord.
La perdita dei quattro grandi finestroni, nella composizione della facciata, è il prezzo più alto pagato dall’edificio nell’intervento ottocentesco.
D’altra parte la rievocazione della doppia altezza del salone è contraddittoria con il mantenimento del doppio ordine di piccole finestre in questo grande ambiente.
Si è ritenuto di rispettare la situazione della attuale forometria, affidando a leggeri trattamenti di superficie la segnalazione della memoria storica delle quattro grandi finestre di cui possediamo un preciso rilievo quotato e che sono ancor oggi leggibili in quanto murate con mattoni biancastri anziché rosati come il resto della parete.
Anche all’interno della grande sala la originaria presenza dei finestroni potrà venir richiamata da delicati interventi di arredo, a livello di tende formate da semplici pannelli tesi, di tessuto bianco trasparente.

2.5.3 La “casa del fornaio”

La “casa del fornaio”, punto di minor pregio del complesso museale, ha subìto negli anni, continuamente, trasformazioni ancora più invasive. Poichè è il primo manufatto che si incontra venendo dal centro, dovrà assumere notevole importanza, come “effetto soglia”, d’ingresso per alcune funzioni interattive tra città e museo, quali: il centro informatico, le sale conferenze, le esposizioni temporanee, nonchè la Biblioteca Pinali.
Per dare visibilità a tale significato la facciata della piccola costruzione verrà caratterizzata, nella assoluta conservazione del muro e della forometria esistente, da un intonaco di particolare raffinatezza materica.
Solai e strutture verticali, pur ricalcando fedelmente gli allineamenti planimetrici e altimetrici originari, dato il loro fatiscente stato attuale, saranno realizzati ex novo con tecniche costruttive contemporanee, mentre il manto di copertura sarà costituito, omogeneamente con gli edifici limitrofi, da coppi canali tradizionali.

2.5.4 Le sale di riunione

Un elemento edilizio di nuova costruzione alto un solo piano, che ospiterà due sale di riunione, andrà a sostituire alcuni volumi incongrui che occupano disordinatamente lo spazio pressoché vuoto esistente lungo il confine ovest del complesso.

2.5.5 Il Loggiato

Alcuni saggi scavati fino ad una profondità di un metro e cinquanta sotto l’attuale pavimento del cortile hanno messo a nudo la fondazione dell’antico loggiato, ora inesistente, confermandone inequivocabilmente la sua esistenza e la sua configurazione planimetrica.
A questo punto l’ impegno progettuale è stato indirizzato a perseguire i seguenti obiettivi.

  1. Ricreare la spazialità interna dell’antico ospedale.
  2. Evitare la riproduzione di qualsiasi modello stilistico del passato che in assenza di riscontri documentali non poteva che essere falsa e arbitraria.
  3. Recuperare la funzione distributiva di collegamento delle quattro ali dell’ edificio che contornano il cortile.

Per raggiungere questi obiettivi viene proposto un “simulacro” di loggiato a doppia altezza che con la leggerezza delle sue strutture metalliche e la trasparenza dei parapetti e della copertura consenta: la percezione dell’antica spazialità del cortile interno; la lettura delle facciate e della loro attuale forometria ; ed infine la realizzazione di un percorso museale lungo una lenta rampa porticata che consenta l’accesso ai vari piani fino al salone del piano nobile.

2.5.6 Gli elementi costruttivi

Tutta l’opera di restauro del Complesso del Museo della Storia della Medicina e della Salute nell’ex Ospedale di San Francesco Grande, sarà al tempo stesso molto rispettosa delle strutture e dei materiali originali che verranno conservati con tutte le cure del caso e coerente con le tecnologie proprie dell’architettura contemporanea ove i nuovi interventi sono necessari per garantire l’ adeguamento funzionale del vecchio edificio alla destinazione museale. La scelta dei particolari costruttivi e materici sarà ricorrente in modo da proporre un chiaro linguaggio espressivo che consenta in qualsiasi momento una facile lettura delle diverse fasi storiche, ivi compresa quella attuale. Così come nel restauro degli elementi originari verrà denunciato il massimo rispetto delle tecnologie coeve così nei dettagli dei nuovi interventi verrà usato senza mistificazioni ed infingimenti l’acciaio e il vetro, secondo le tecnologie più attuali e avanzate.

ASSETTO DISTRIBUTIVO – FUNZIONALE

Le attività che verranno ospitate nei tre corpi di fabbrica residuali rispetto al quadrilatero originale, su una superficie complessiva di mq. 3355, ciascuna corredata dei necessari servizi logistici e coordinate da un unico centro informatico atto a garantirne sia il loro funzionamento autonomo che integrato, possono essere ricondotte a quattro categorie principali: Esposizioni permanenti, esposizioni temporanee, biblioteca storico-specialistica, funzioni interattive tra città e museo.

Organigramma attività museali

1.1 Esposizioni permanenti

La funzione primaria del complesso sarà quella relativa alle esposizioni permanenti che impegnerà una superficie complessiva di circa mq. 1718. Per elezione essa verrà svolta negli spazi più importanti del complesso che sono rappresentati dal piano nobile del corpo di fabbrica che si affaccia sulla via S. Francesco, sui ballatoi del piano superiore e nell’ala Est che dei corpi edilizi interni è quello minore. L’accesso a questi spazi verrà garantito sia da un percorso interno che partendo dal lato sinistro dell’androne di ingresso garantirà la comunicazione attraverso scala ed ascensori, sia attraverso una “promenade espositiva” che sulla traccia del loggiato dell’antico chiostro assumerà, così come avveniva nel Quattrocento, la funzione di collettore distributivo per tutti i corpi di fabbrica che gli si accostano.
La funzione di questo settore è quella di esporre la documentazione storico-documentale degli eventi, dei protagonisti, dei siti relativi alla teoria e alla pratica della scienza medica fuori e dentro l’Ateneo patavino attraverso un ragionato percorso espositivo che illustri i rarissimi materiali e reperti esistenti e/o delle loro riproduzioni, con l’ausilio di testi didascalici e strumenti audiovisivi.

1.2 Esposizioni temporanee

Il piano terra dell’ala Ovest, quella situata verso la Riviera dei Ponti Romani, sarà destinato essenzialmente, per 417 mq., alle Esposizioni temporanee, e a salette multiuso che, con allestimenti flessibili, potranno ospitare sia eventi espositivi specialistici che gruppi di pubblico specializzato interessato a partecipare a conferenze e a tavole rotonde. Queste manifestazioni aperte ad una svariata e sempre mutevole categoria di pubblico e di enti organizzatori si attueranno attraverso esposizioni periodiche a soggetto su tematiche di attualità, su eventi, traguardi scientifici, ricerche in atto, materiali e tecnologie specialistiche applicate a medicina, chirurgia e alle tecniche diagnostiche in occasione dello svolgimento di convegni internazionali e nazionali organizzati periodicamente.

1.3 Biblioteca Pinali

Al primo e secondo piano dell’ala Ovest, sopra alle Esposizioni permanenti, e per una superficie di 482 mq verrà ospitata la Biblioteca medica Pinali, patrimonio bibliografico di rarissimo valore. Essa sarà organizzata in due sezioni: l’ultimo piano sarà destinato alla custodia e alla conservazione protetta della rara collezione di libri antichi di medicina con saletta riservata e vigilata di consultazione degli studiosi internazionali; al piano primo invece troverà luogo quella sezione relativa alla produzione libraria dall’Ottocento in poi con sale di lettura, di consultazione e riproduzione.

1.4 Attività di interscambio con il mondo esterno

Per non affidare la vitalità di questo complesso solo ad una funzione meramente storico-contemplativa, confortati dalle varie iniziative museali moderne nel mondo, si è ritenuto destinare una parte dell’edificio, pari a mq 738 a funzioni di comunicazione, promozione e interazione attiva utilizzando tutti quegli strumenti di attrazione, di confort, di offerta di servizi e articoli che sollecitando ed amplificando l’interesse dei potenziali utenti attivi un circolo virtuoso e autodinamico di scambio tra il raggiungimento degli obiettivi strettamente culturali e il finanziamento del costo della loro gestione.
Se in realtà tutto il complesso è pensato con questo spirito, (anche nel settore dedicato alle esposizioni permanenti è previsto il funzionamento di un bar e di una cafeteria) le parti di edificio deputate in maniera specifica a questa importante funzione sono quelle cui si accederà dal lato destro dell’androne di ingresso del palazzo, esse avranno soprattutto un rapporto intenso e privilegiato con la Via S. Francesco e con tutto il portico che su di essa i nostri edifici prospettano. Infatti le attività che si svolgeranno tra il piano terra e gli ammezzati, (anche nella casetta priva di portico), tendono a ripristinare quella vitalità di comunicazione che gli edifici di un tempo offrivano tra le attività artigianali in essi ospitate e la vita della città che scorreva davanti ad esse.
In questi spazi troveranno posto ritrovi e centri di incontro e di scambio interattivo con il mondo esterno come cafeterie; librerie; emeroteche specialistiche; ambienti per esposizione e promozione di prodotti variamente legati alla sanità come quelli farmaceutici, quelli sanitari; centri di mappatura e monitoraggio delle strutture sanitarie; centri di informazione a servizio della popolazione sulla logistica sanitaria diretta e indiretta nel territorio e così via.


Alcuni grafici del progetto di restauro

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distribuzione funzionale piano terra e ammezzato distribuzione funzionale piano terra e ammezzato distribuzione funzionale piani primo e secondodistribuzione funzionale piani primo e secondo prospetto su via San Francescoprospetto su via San Francesco
prospetto interno nordprospetto interno nord prospetto interno sudprospetto interno sud prospetto interno estprospetto interno est prospetto interno ovestprospetto interno ovest